caratteristiche del genere

OPHRYS


Caratteri distintivi delle

 OPHRYS


· due tuberi tondeggianti - oblunghi, peduncolati;

· piante generalmente esili, con fusto eretto;

· foglie per lo più riunite in rosetta basale, verde-glauco e con evidenti striature, le cauline bratteiformi verso l'alto;

· brattee lunghe e fogliacee;

· infiorescenza con pochi fiori, relativamente grandi;

· tepali generalmente aperti;

· labello vellutato e bruno, più o meno scuro, con macchie glabre e lucide (specchio), a forma d'addome d'insetto; a volte sono presenti due protuberanze basali (gibbe) e un'appendice terminale (apicolo);

· ginostemio allungato in un connettivo di varia foggia;

· retinacoli divisi, con masse polliniche ognuna avvolta in una borsicula;

· sperone assente;

· ovario sessile e contorto



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Ophrys L.  (testo tratto dal sito www.giros.it)


 

Genere fissato da Linneo nel 1737, dal nome derivante dal greco "sopracciglio", forse perché questi fiori venivano utilizzati per ricavarne tinture per sopracciglia e capelli (come riferisce Plinio), o forse per la forma dei tepali interni, che in alcune specie si presentano stretti e allungati, simili appunto a sopracciglia. Sembra che gli antichi greci usassero questo termine per designare l'intera famiglia delle Orchidacee.

 

Inquadramento

sono state descritte più di un centinaio di specie europee (DELFORGE, 1994, arriva ad elencarne 142, divise in 16 gruppi). Per quanto riguarda il numero di entità presenti in Italia, dalle 10 specie riportate in FIORI (1923-25) e le 14 (più una decina di sottospecie) in PIGNATTI (1982),siamo passati negli ultimi anni ha 25 è in DEL PRETE e TOSI (1988), a 39 in LIVERANI (1991) e infine ben 56 in DELFORGE (1994), senza contare i ranghi inferiori. Bastano questi dati per dare un'idea della gran complessità tassonomica delle Ofridi: sicuramente l'estrema specializzazione riproduttiva, che lega ogni entità a precise specie di insetti impollinatori, è uno dei fattori di speciazione più energici, perché, quando si espande un nuovo ambiente, un'entità si può facilmente trovare nelle condizioni di adattare la sua morfologia in senso più favorevole al proprio successo riproduttivo. E questo può benissimo accadere, anche perché tutte le Ofridi hanno notevole plasticità genetica e producono ibridi, che spesso sono fertili e a loro volta si possono reincrociare con altre entità (sempre però all'interno del genere, essendo impossibili ibridi intergenerici, anche con le Serapias, che geneticamente sono le più vicine). Molte specie sono così d'origine ibridogena e introgressiva, molte sono le forme intermedie e tantissimi gli ibridi: si possono capire quindi le enormi difficoltà incontrate da chi ha cercato di dare una sistemazione organica a questo genere, a partire dal NELSON (1962) fino agli autori più recenti. Oggi gli studi si indirizzano soprattutto su basi citologiche e biometriche, il che presumibilmente porterà o all'individuazione di nuove specie o, forse più probabilmente, a raggruppare entità attualmente considerate specifiche in conseguenza di differenze morfologiche. Senza volere entrare nel merito, seguiremo nel nostro lavoro una classificazione basata sulle specie comunemente accettate, con accenni ad altre entità più controverse che in ogni caso riguardano il nostro territorio.

 

Distribuzione

Ophrys è un genere euromediterraneo, ma - a parte Ophrys insectifera, il cui areale è più centro europeo - comprende orchidee diffuse prevalentemente nei paesi mediterranei. In Toscana si possono incontrare almeno 11 specie diverse di Ofridi (molte di più se si seguono altre classificazioni "più estensive" ).

 

Ecologia

il poliformismo delle Ophrys è enorme, basti pensare che i fiori possono apparire diversi nella forma e nel colore, non solo all'interno di una medesima popolazione, ma sulla stessa pianta. Non rare sono inoltre le anomalie cromatiche e morfologiche, che normalmente non portano ad un successo riproduttivo, in quanto il fiore così modificato rischia di non essere "riconosciuto" dagli abituali pronubi.

Del tutto particolare è il meccanismo di richiamo dell'insetto messo in atto dalle Ofridi, risultato di una lunghissima evoluzione parallela tra questi fiori privi di nettare ed alcuni imenotteri (per lo più sfecidi, apidi e vespidi) sempre di sesso maschile: essi sono attratti sul fiore non con l'offerta di nutrimento, ma per un richiamo di tipo sessuale. Ogni specie d'Ophrys, infatti, ha il labello conformato in modo tale da simulare l'addome della femmina di un ben preciso insetto, e, per rendere ancora più perfetto l'inganno, il fiore e emana un "odore" del tutto simile ai ferormoni emessi dalla femmina quando giunge il momento dell'accoppiamento; sembrerebbero importanti anche gli stimoli tattili legati alla pelosità del labello. Succede spesso, inoltre, che la femmina dell'insetto raggiunga la maturità sessuale in un periodo sfatato (successivo) rispetto all'antesi dell'orchidea, per cui questa eviterebbe anche ogni forma di competizione dannosa. Il maschio, così richiamato, si posa sul fiore e cerca di accoppiarsi (pseudocopula), caricandosi involontariamente delle masse polliniche. Successivamente visiterà e quindi impollinerà un nuovo fiore, lasciandosi nuovamente ingannare; alcuni curiosi esperimenti (DELFORGE e TYTECA, 1984) hanno dimostrato che insetti maschi messi di fronte alla scelta di accoppiarsi con femmine della propria specie o con un fiore di Ofride, abbiano in maggioranza preferito quest'ultima (potenza di una mimesi ingannevole!). Questa modalità riproduttiva è stata definita argutamente "impollinazione entomofila da miraggio" (CELLI, 1985). Darwin stesso non era riuscito a spiegarsi come potessero dei fiori privi di nettare attirare gli insetti, e solo agli inizi di questo secolo un magistrato francese, scienziato dilettante, tale Pouyanne, ne intuì il processo. Inizialmente non fu preso sul serio dai botanici ufficiali; la conferma definitiva della validità di tale intuizione si è avuta solo anni dopo, con le fondamentali esperienze sugli insetti impollinatori di KULLEMBERG (1956).

L'ibridazione è un fenomeno comunissimo tra le Ofridi. Recenti studi tedeschi hanno accertato ben 177 ibridi europei, ma se ne scoprono continuamente di nuovi (la specie più "promiscua" sembra essere Ophrys tenthredinifera). Alcuni ibridi sono abbastanza comuni, altri rarissimi, anche se le specie parentali convivono numerose. La causa può essere ricercata - più che in barriere genetiche, molto labili all'interno del genere - nel diverso comportamento degli insetti impollinatori. È questo il caso ad esempio d'Ophrys x pseudofusca, ibrido fra Ophrys fusca e Ophrys sphegodes: l'impollinazione incrociata può realizzarsi solo se l'insetto compie una serie di errori in precisa sequenza, in quanto normalmente esso visita Ophrys sphegodes tenendo la regione cefalica rivolta verso il ginostemio, mentre su Ophrys fusca si posa in posizione contraria, con il risultato di ricevere il polline rispettivamente sul capo o sull'addome e di rendere in tal modo problematico il contatto fra polline e stigma sui fiori delle due specie (ROSSI, 1989). La rilevanza di questa diversa modalità di impollinazione ha determinato tra l'altro la suddivisione di tutte le Ophrys in due grandi sezioni: quelle ad impollinazione addominale (Pseudophrys: gruppi fusca-lutea e omegaifera) e quelle ad impollinazione cefalica (Euophrys: tutti gli altri gruppi).

In ogni caso è da porre l'accento sull'importanza dei pronubi per la microevoluzione dei popolamenti locali, in quanto favoriscono la selezione di particolari caratteri morfologici rispetto ad altri meno attraenti per gli insetti stessi: in alcuni casi questo può rappresentare l'inizio del processo di speciazione.

caratteristiche dei 27 generi di Orchidee presenti in Europa